SALERNO: POETRY AND STREET ART

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Un’arte di strada inaspettata a Salerno dove, sui muri di alcune vie del centro storico, si possono leggere parole, versi e poesie di Alfonso Gatto.

Fra le città del sud Italia, Salerno non è certo la più famosa; in effetti vive di luce riflessa della vicinissima Vietri sul mare e di tutti gli altri paesi della Costiera Amalfitana conosciutissimi in tutto il mondo.

A solo un’ora scarsa di treno dalla caotica e multietnica Napoli, Salerno è una città tranquilla ed elegante con un fantastico lungomare che è parte integrante della città e meravigliose chiese barocche, prima tra tutte il Duomo dedicato a San Matteo che vanta una splendida cripta affrescata. L’importanza di Salerno è legata anche alla Scuola Medica Salernitana, considerata da tutti gli storici la più antica istituzione medica d’Europa.

Camminando per il centro ricco di negozi, ci si immerge nei vicoli stretti dove i palazzi sono un po’ fanè ma non per questo meno affascinanti. È qui che alcuni muri sono diventati pagine su cui sono state scritte alcune poesie di Alfonso Gatto, poeta del novecento considerato un importante esponente della scuola ermetica.

La città di Salerno ha pensato di omaggiare in questo modo il suo poeta.

Rincorrere i murales da via San Bonosio, in pieno centro, a vicolo Galesse, al vicolo degli Amalfitani, dove il poeta è nato, fino al giardino della Minerva, è come fare un vero e proprio percorso di street art dove la maggior parte delle immagini sono parole, versi, poesie arricchite da semplici disegni a volte solo riccioli. Su tutto, in via Bonosio, c’è un ritratto somigliantissimo di grande impatto, dove dominano i colori del rosso e del nero e dove, in bocca al poeta, c’è l’immancabile sigaretta.

Alfonso Gatto è uno di quegli autori a cui le storie della letteratura italiana dedicano solo poche righe e per questo motivo è poco conosciuto, soprattutto tra i giovani.

In realtà è un autore di grande interesse.

Nato a Salerno nel 1909 si è scoperto fin da giovane molto incline alle materie letterarie e ha frequentato, senza arrivare alla laurea, la Facoltà di Lettere a Napoli.

Trasferitosi a Milano si sposa, ha due figli e frequenta l’ambiente degli intellettuali mantenendosi con diversi mestieri tutti bene o male legati alla scrittura e all’editoria. Ha lavorato come commesso in una libreria, istitutore in un collegio, come correttore di bozze, come giornalista e insegnante.

Nel 1936 è arrestato per antifascismo ed è costretto a scontare una pena di sei mesi nel carcere di San Vittore.

Collabora ai periodici più nuovi e stimolanti della cultura italiana e ne fonda una lui stesso, Campo di Marte, con l’obiettivo di educare il pubblico a comprendere la produzione artistica in tutte le sue espressioni.

In politica si schiera con il Partito Comunista ma poi si allontana dimettendosi anche dalle collaborazioni con Rinascita e con l’Unità.

Negli anni sessanta abbandona la moglie per il grande amore della sua vita, Graziana Pentich, dalla quale ebbe due sfortunati figli, Teodoro, che muore quando il poeta era ancora in vita e Leone che scompare tre mesi dopo la morte dello stesso.

Alfonso Gatto perde la vita ad Orbetello verso le 4 del pomeriggio dell’8 marzo 1976 a causa di un incidente stradale mentre guidava la sua mini minor.

Con orgoglio la città di Salerno lo ha seppellito nel suo cimitero e sulla sua tomba il grande Eugenio Montale ha scritto un commovente saluto: “Ad Alfonso Gatto per cui vita e poesie furono un’unica testimonianza d’amore”.

La vita movimentata di Alfonso Gatto è accompagnata dalla sua produzione letteraria principalmente fatta di poesie.

Le sue poesie sono testi che esprimono una ricerca approfondita della parola che è parte di un linguaggio rarefatto che esprime il vuoto e la sensazione di assenza. Ne ho lette tante prima di scrivere questo articolo e la mia preferita in assoluto è quella che riporto qui sotto.

 

Consiglio spassionato

Non date retta al re,
non date retta a me.
Chi v’inganna
si fa sempre più alto d’una spanna,
mette sempre un berretto,
incede eretto
con tante medaglie sul petto.
Non date retta al saggio
al maestro del villaggio
al maestro della città
a chi vi dice che sa.
Sbagliate soltanto da voi
come i cavalli, come i buoi,
come gli uccelli, i pesci, i serpenti
che non hanno monumenti
e non sanno mai la storia.
Chi vive è senza gloria.

Il lavoro di Alfonso Gatto non si limita solo alla poesia. È stato anche romanziere e pittore, in modo particolare di acquarelli. La sua passione per l’arte la esprime anche curando cataloghi per grandi pittori del Novecento.

Ma non è ancora tutto. Alfonso Gatto è stato anche attore per importanti registi italiani della seconda metà del Novecento. Accettando di partecipare ad alcuni film piuttosto importanti per la cinematografia italiana di quegli anni, Alfonso Gatto è stato l’apostolo Andrea nel Vangelo Secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini. Ha avuto anche una parte in Cadaveri eccellenti di Francesco Rosi ed è stato il padre di Michele nel film Caro Michele tratto dal romanzo di Natalia Ginzburg, una delle letture più care della mia adolescenza.

Visitare Salerno mi ha emozionato perché, come ogni altra città italiana offre ricchezze immense ma anche perché  offre  un’esperienza che nessuna altra città al mondo è in grado di offrire: conoscere un poeta e leggere le sue poesie sui muri del centro.


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