L’ULTIMO GRANDE COLPO DI ADELPHI, IL CIARLATANO DI SINGER

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Il ciarlatano di Isaac Bashevis Singer ci porta a New York negli anni Trenta tra gli immigrati ebrei raccontando una storia che va oltre la tragedia storica.

Secondo il Dizionario Treccani, ciarlatano è una parola che definisce chi un tempo sulle piazze cavava i denti o vendeva rimedi che pensava miracolosi. La parola poi è rimasta in uso per indicare prestigiatori, giocolieri, in genere chi vende merce per attirare la gente incantandola con parole. Oggi definiamo ciarlatano chi si spaccia per quello che non è, chi cerca il proprio guadagno dandola ad intendere. In particolare la parola è riferita a un professionista di scarsa capacità e di poca serietà professionale.

Secondo Isaac Bashevis Singer, scrittore ebreo di origini polacche trasferitosi poi negli Stati Uniti negli anni Trenta, il Ciarlatano è Hertz Munsker, un personaggio creato sapientemente e ben inserito nella realtà poco stabile degli ebrei polacchi durante la Seconda Guerra Mondiale.

L’incipit del romanzo è senza dubbio in medias res e trasporta velocemente noi lettori nella New York di quel periodo che diventa patria di tantissimi profughi che sfuggono alla furia di Hitler.

Appena arrivati dicevano tutti la stessa cosa: l’America non fa per me. Ma poi, a poco a poco si sistemavano non peggio che a Varsavia.

Una New York molto calda in estate e molto fredda in inverno, dove i forti odori fanno capire in che punto della città ci si trova. L’odore di benzina per la strada, quello decisamente forte della metropolitana che sale dalle grate dei marciapiedi o il penetrante profumo di caffè delle tavole calde. Le strade sono piene di persone, molte di loro nei differenti quartieri si arrabattano e vivono di espedienti. Tutti appena arrivati sentono un primo senso di disorientamento, trasformato poi in abitudine e accettazione completa della nuova vita. E sullo sfondo è ben presente la storia con la grande tragedia della guerra che prosegue sempre più violenta raccontata dai venditori di giornali che urlano notizie sulle città bombardate e sugli eserciti che combattono.

Dalla abilissima descrizione dell’autore Hertz Munsker, Il ciarlatano, non sembra un bell’uomo:

Alto e magro, di carnagione chiara, intorno alla pelata aveva lunghi capelli castani. Tutto in lui era affilato: il cranio, il naso, il mento, il collo.

Ma ciò che colpisce subito di lui è quell’espressione sempre sconcertata che si può vedere da dietro gli occhiali: come se non sapesse dove si trovava o con chi stesse parlando. Hertz Munsker è un uomo senza patria. Per anni è passato da una città europea ad un’altra senza mai integrarsi, non cercando neppure di imparare a comunicare con la gente del luogo. La sua lingua, quella in cui parla e in quella in cui scrive, è lo Yiddish. Non si è mai laureato ma culturalmente è un erudito. A New York, nei quartieri che frequenta, lo si può riconoscere perché porta sempre con sé dei libri e manoscritti e annota sempre qualcosa su un misterioso taccuino che nessuno oltre lui ha mai letto. È a conoscenza di tante nozioni, è abilissimo nelle citazioni ma non riesce ad incanalare tutto ciò in qualcosa di positivo e costruttivo.

Si diceva che lavorasse da anni a un capolavoro che avrebbe stupito il mondo, ma per il momento non era venuto a capo di nulla.

Hertz, Il ciarlatano, è maldestro e lamentoso nella vita comune ma ciò in cui eccelle è senza dubbio la seduzione femminile. Desidera sempre le donne sia fisicamente che spiritualmente e per arrivare alla conquista passa sopra a tutto, anche agli affetti più cari.

Le avventure amorose sono il suo oppio, le sue carte, il suo whisky.

Nella sua travagliata vita ha avuto ben 4 mogli ma nessuna di loro ha lasciato un segno nel suo cuore. A New York convive con Bronia, una donna che per uno come lui ha abbandonato a Varsavia il marito e due figli dei quali da tempo non ha più notizie. È una donna sfinita e si porta dentro un fortissimo senso di colpa da cui è dilaniata e che le permette di non curarsi delle continue avventure di Hertz da cui non vuole ne si aspetta nulla.

Quando è nei guai Hertz Munsker, Il ciarlatano, sa che può contare sull’aiuto di Morris Kalisher, ricco uomo d’affari, anche lui ebreo, del settore immobiliare. Secondo Morris le strade americane è come se fossero lastricate d’oro, l’abilità sta ne riconoscerlo e saperlo raccogliere. In altre parole la praticità e la disponibilità a cambiare andavano messi al primo posto se si vuole vivere in America.

Quando si tratta di affari era come un pesce nell’acqua

Anche in questo caso la grande abilità di Singer nel descrivere il personaggio è di altissimo livello. Come in una fotografia ce lo fa vedere basso, con le spalle larghe, piedi grandi, un testone sproporzionato sul quale spuntano sei ciuffetti di capelli qua e là. Il viso irregolare con la fronte alta, naso aquilino, labbra carnose e il collo corto. Sul mento, sottolinea Singer, lascia crescere una piccola barba che è il segno che non aveva dimenticato le sue origini ebraiche.

La sua mente è sempre occupata perché pensa continuamente ai suoi progetti di affari. Ha perso la prima moglie anni prima e ha due figli ormai adulti che tendono con suo grande dispiacere ad americanizzarsi. Ora aveva anche una seconda moglie Minna, donna dai mille risvolti che si diletta a scrivere poesie di dubbia qualità.

Morris è un amico sincero di Hertz e corre sempre in suo aiuto ogni volta questo si caccia nei guai; è  consapevole della sua natura ma lo ammira per la sua profonda erudizione.

La storia ne Il ciarlatano procede bella e avvincente, con ben delineate figure femminili che si alternano e vicende reali che si intrecciano a momenti di curiosità verso lo spiritismo e l’occultismo. Il tono con cui Singer racconta va dal comico al grottesco sfiorando solo superficialmente la tragedia. E il centro di tutto è sempre Hertz che, continuando a passare da una donna a un’altra, non fa’ mai abbandonare al lettore l’idea che fino alla fine  avrebbe continuato a comportarsi come si era sempre comportato, cioè da ciarlatano.

Pubblicato due anni dopo Keyla la rossa, Il ciarlatano, in Yiddish Der Sharlatan, (pp.280, 20,00 euro) è stato definito un grande evento letterario editoriale. L’attenzione della Casa Editrice Adelphi per i tesori nascosti ha permesso di portare nelle librerie italiane, trasformato in uno stupendo libro, un manoscritto conservato nella Singer Estate a Austin in Texas. Il romanzo infatti era stato pubblicato in solo in yiddish negli anni sessanta sul giornale americano Forverts a puntate e non aveva mai visto la luce in edizione integrale neppure in Inglese. La traduzione di Elena Lowental e la cura di Elisabetta Zevi hanno infine completato l’opera.

 

 


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