DALLA MUSICA ALLA NARRATIVA: FABIO ZUFFANTI HA SCRITTO STORIE NOTTURNE

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Quando la notte si va a letto e sotto le coperte si aspetta il sonno, i pensieri incominciano a viaggiare. Siamo influenzati dalla  giornata appena vissuta e allo stesso tempo ci sfugge e non riusciamo a contenerla nel reale. Non siamo ancora addormentati ma non siamo più tanto svegli. Si pensa al buio, i pensieri s’intrecciano e diventano piccole storie fino a quando ci si addormenta, allora incominciano i sogni.

Questa è la situazione che mi ha evocato Storie notturne, il primo libro di narrativa di Fabio Zuffanti, considerato dagli esperti uno dei musicisti più eclettici e più rappresentativi della scena italiana.

Se come musicista è considerato uno sperimentatore curioso, altrettanto possiamo dire di lui come narratore.

Storie notturne è una raccolta di 33 racconti brevi, senza titolo ma identificabili solo attraverso un numero, dal 2 al 34. Raccontano momenti di vita e sentimenti dove i protagonisti sono sempre indefiniti e le loro azioni si inseriscono in una breve, sfuggente e a volte sospesa struttura narrativa. Ogni racconto è un piccolo viaggio dai contorni poco delineati che spesso sfocia nell’indefinito o nel mondo onirico.

Sono racconti che vanno letti con attenzione, a volte è necessario anche rileggerli per giungere al vero significato ed emozionarsi.

La musicalità di Fabio Zuffanti arriva anche alla sua scrittura. Il lavoro sulle parole è profondo e tutte insieme concorrono a formare una prosa che ricerca il suono.

Gli argomenti di cui narra sono tutti parte della vita.

#2 racconta di una storia finita, anzi prosciugata, una storia che ha però lasciato tenerezza, stima e voglia di ascoltare. Tra i due non c’è, anche dopo tanto tempo, nessun imbarazzo. È una storia positiva che, vista con distacco, non ha nulla di drammatico e sembra quasi ricordata con profondo affetto.

Più angosciante è forse #3: l’argomento è l’attesa, senza fine e senza significato. È un racconto ambientato in trincea dove in silenzio si aspetta l’ordine di attaccare.

Non si sente volare una mosca, anche i respiri sono silenziosi, la concentrazione è ai massimi livelli…

 Ma l’ordine non arriva e si continua ad attendere. A un certo punto sorge qualche dubbio ma comunque non succede niente e si continua ad attendere. Tutto rimane sospeso e senza conclusione.

#9 è senza dubbio il racconto che mi ha commosso maggiormente. L’incipit è molto forte

Sono l’angelo della casa. Il mio mondo è la tua immagine e io non esito.

 È la storia di una donna che svolge i suoi compiti che le spettano con diligenza e affetto, una donna che fa tutto ciò che un uomo si aspetta da lei. Fino a quando a un certo punto si accorge di esistere e scopre dentro di sé un velato desiderio di fuga. Fabio Zuffanti è riuscito a entrare in poche righe in maniera profonda dentro la più segreta psicologia femminile. Anche in questo caso non delineando i personaggi dal punto di vista fisico ma trasmettendo solo sensazioni.

#15 è forse il più onirico di tutti i racconti.

Io dormo e volo. Mi succede spesso, mi addormento e volo.

 Anche se di giorno siamo costretti a rimanere ancorati al terreno, la notte è il momento della libertà in cui si può vagare oltre i confini del reale. Anche in questo caso chi parla è una donna, una donna che racconta la sua vita che potrebbe essere la vita di tantissime donne. È una donna che vive e accetta determinati schemi, che riconosce come limiti e dai quali cerca di fuggire. Ma non può farlo nella vita reale.

Per questo poi di notte volo.

 Poche parole che compongono poche righe per descrivere un mondo di confine tra quello che si vive veramente e quello che solo si trova nella nostra mente e che sfocia la notte nei nostri sogni.

Un mondo complesso e difficile da comprendere, come complesso, immagino, deve essere l’indole di chi li ha scritti.

Riporto qui l’inizio del post del 2 maggio 2018 tratto dal blog di Fabio Zuffanti, Musica strana, il cui titolo è Sincerità, personalità e…Jovannotti.

 Sono una persona inquieta, arrovellata, a tratti malinconica. E tutto quello che compongo e scrivo è specchio della mia personalità; inquieta arrovellata malinconica. Ma so anche essere limpido, ottimista e ironico. Soprattutto so badare all’essenza e cerco di non perdermi in discorsi fumosi, sia quando vivo che quando creo. Spesso mi hanno detto: “Perché non componi una canzone semplice, magari d’amore?” a tale domanda rispondo cercando di spiegare che comporre qualcosa di semplice, è la cosa più complicata al mondo, specie se tu, come persona non sei affatto semplice.

Brevemente si è descritto spiegando allo stesso tempo i racconti raccolti in Storie notturne.

 


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