BERTA ISLA: IL LIBRO DELL’ANNO SECONDO EL PAIS

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Berta Isla è l’ultimo libro di Javier Marias, uno dei più importanti scrittori contemporanei spagnoli.  Definito da El Pais il libro dell’anno, in Italia è pubblicato dalla casa editrice Einaudi grazie alla traduzione di Maria Nicola.

Alla base del racconto c’è la storia di un matrimonio, una storia che si sviluppa tra il 1969 e il 1995.

Le due parti del matrimonio sono Berta e Tomàs, due giovani di Madrid che si sono conosciuti a scuola e, sin dalla più giovane età, hanno deciso di sposarsi. Berta è di bell’aspetto e colta; diventerà crescendo un’insegnante di letteratura. Chi la conosce pensa che sia di buon carattere perché spesso sorride ma in realtà è una persona molto testarda  determinata, di quelle che quando vogliono qualcosa se lo prendono.

Tomàs è da parte di madre spagnolo e da parte di padre inglese. Questo legame profondo con due nazioni così diverse lo ha portato ad avere una predisposizione particolare per le lingue. Ma non solo, tale predisposizione negli anni si è trasformata in un talento incredibile, quasi magico: la sua grande abilità a  cambiare la voce e ad imitare perfettamente gli accenti gli consentiva di poter fingere di essere chiunque. Giovane, di bell’aspetto e per di più talentuoso, era famoso, per questa sua particolare dote, ad Oxford dove si era recato per completare i suoi studi.

È proprio a Oxford, nel periodo spensierato degli studi universitari, che si trova coinvolto in un omicidio. La via della salvezza che gli viene offerta è quella di entrare nei servizi segreti perchè era stato segnalato come persona brillante con delle doti talmente particolari da poter diventare un buon infiltrato. Inizia così una vita divisa in due parti: quella scelta da lui, libera, era quella in Spagna, nel suo matrimonio con Berta, e poi c’era quella imposta dalla necessità o dal caso in cui si sentiva costretto.

Da questo momento in poi non esisterà più la quotidianità nel loro matrimonio e Berta vedrà il marito ad intervalli prima brevi poi sempre più lunghi. Inizialmente è serena, non si preoccupa e gode della vita agiata che le offre il marito fino al giorno in cui succede un fatto che la spaventa a morte e che la costringe ad aprire gli occhi e a porsi delle domande, domande alle quali nessuno, tanto meno Tomàs, vuole o può rispondere.

C’era una zona o una dimensione di suo marito che sarebbe rimasta sempre nell’ombra, sempre fuori dal suo campo visivo e dalla portata del suo orecchio, il racconto negato, l’occhio socchiuso o miope o meglio ancora cieco, lei poteva solo congetturarla o immaginarla.

 Berta e Tomàs fanno crescere il loro matrimonio in questa condizione estrema che lei accetta e che condizionerà tutta la loro esistenza. Nonostante le lunghe assenze del marito, mettono al mondo due figli Guillielmo ed Elisa.

Tomàs va, ritorna e non dà mai spiegazioni, le sue bugie diventano parte del matrimonio e Berta ne è sempre più consapevole.

Com’è facile non sapere niente, com’è facile muoversi a tentoni, com’è facile essere ingannati e ancora di più mentire, non richiede alcun talento ed è alla portata di tutti, è strano che i bugiardi si credano tanto astuti, quando non occorre nessuna abilità. Tutto quello che ci viene detto può essere o non essere, il fatto più decisivo come quello più irrilevante, il più innocuo come il più cruciale, quello che decide della nostra esistenza come quello che nemmeno la sfiora…Possiamo vivere nell’errore continuo, credere di avere una vita comprensibile, stabile e afferrabile e poi scoprire che tutto è insicuro, melmoso, sfuggente, che non abbiano un terreno solido su cui poggiare; o che tutto è rappresentazione, come se fossimo un teatro convinti di vivere la realtà e non ci fossimo resi conto che si sono spente le luci e si è alzato il sipario e che per di più siamo sul palcoscenico… o che siamo sullo schermo cinematografico senza poterne uscire… intrappolati nel film.

 Berta accetta questa condizione pur di non rinunciare a lui, accetta di non sapere dove si trova, di non conoscere le sue azioni, pensa anche il suo strano lavoro potrebbe anche portarlo anche a stare con altre donne. Ma non è passiva. Da buona studiosa quale è, nell’attesa, si informa sull’attualità e sulle mansioni dei servizi segreti. E quando le assenze si fanno più lunghe va avanti nella sua vita di donna e  di madre.

Tomàs dal canto suo cerca di svolgere al meglio il  suo lavoro  e, ironia della sorte,  nonostante la coercizione iniziale riesce anche a farselo piacere. Si convince o lo convincono e ne è coinvolto. Arriva perfino a declamare a Berta discorsi patriottici a favore della Corona per giustificare il suo operato.

Il romanzo è pienamente pervaso dall’attesa di Berta. Un’attesa descritta così sapientemente in tutte le sue sfumature. Dalla positività alla negatività,  è così sviscerata da sembrare una condizione universale degli uomini e delle donne che, spesso senza essere consapevoli, nella vita aspettano sempre qualcosa o qualcuno. Continua a vivere con incertezza, in modo fluttuante, con indeterminatezza; solo i figli rappresentano il suo legame con la realtà.

Eravamo rimasti d’accordo che io non avrei cercato di sapere nulla sulla parte della sua vita che si svolgeva altrove…che ciò non mi riguardava, ma c’erano momenti in cui la curiosità aveva la meglio e non riuscivo a trattenermi dal fare domande, apertamente o in modo sibillino. (l’ansia di sapere è una maledizione e la massima fonte di disgrazie; la gente lo sa e l’intuisce e non riesce a soffocarla).

Alla donna, sola nel matrimonio, non rimane altro che immaginare: immaginare dove fosse, con chi, in quale guerra o evento potesse essere coinvolto.

Berta Isla è un libro ricco di citazioni letterarie: The waste land di T.S.Eliot, Enrico V di Shakespeare, il colonnello Chabert di Balzac. Ma queste citazioni non appesantiscono mai la prosa fluida e coinvolgente di Javier Marìas, nel corso della narrazione diventano parte dei due personaggi che, da persone colte e laureate quali sono, usano le loro conoscenze letterarie per cercare di comprendersi meglio e dare un senso alle loro vite. Ma non solo. L’ultimo romanzo di Javier Mariàs offre molti spunti di riflessione anche sull’attualità contemporanea alla narrazione: siamo portati a ragionare sul regime di Franco in Spagna, della politica di Margareth Tatcher, la guerra delle Falkland, della dittatura dei generali argentini e dei disordini nell’Irlanda del nord.

Come ha ben affermato l’autore in una recente intervista al Salone del Libro di Torino, gli elementi letterari  e storici non sono utilizzati come ornamento ma servono a mostrare la complessità della relazione in questo matrimonio e sottolineano le condizioni in cui si trovano i personaggi.

Sempre nell’intervista sopra citata, Javier Marìas parla del suo ultimo libro definendolo un libro pieno di spie ma nega con decisione il fatto che Berta Isla sia un libro di spionaggio. A lui, afferma, non interessa l’avventura quanto piuttosto l’aspetto umano. Quello che nel libro si racconta è che cosa succede a una persona prima di diventare una spia e come vive quando smette esserlo.

Infine per concludere c’è il tema più inquietante. Il rapporto tra l’essere umano e segreto. Berta si trova a vivere con un segreto, contro il quale, con i mezzi che ha, tenta anche di combattere, indagando. Alla fine in nome dell’amore o forse dell’affetto o di qualsiasi altro sentimento, accetta di conviverci. Ne esce una donna che ha avuto il coraggio di rinunciare a sapere perché considera questo l’unico modo per evitare profonde delusioni.

Certo che rimpiango quello di prima, e scontato, ma lo amo ancora e l’ultima cosa che vorrei è perderlo, anche se ora possiedo solo dei frammenti.

 


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