My Portrait

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Questo è il mio ritratto.
La foto è stata scattata qualche anno fa da una mia cara amica Patrizia Cussigh, fotografa a Piacenza.
Ricordo benissimo quel pomeriggio che avevamo deciso di incontrarci. Io ero agitata e incuriosita: non avevo mai posato per un fotografo prima d’ora, per cui non avevo la minima idea di ciò che avrei dovuto fare. Sapevo però che cosa le avevo chiesto: un’immagine di me vera, che, se possibile, non risaltasse troppo i segni dell’età.

L’appuntamento era a casa di Patrizia dove lei aveva trasformato il suo soggiorno in uno studio fotografico. Aveva spostato i mobili e creato spazio, su una parete c’era un telo bianco che sarebbe stato lo sfondo, sul lato opposto aveva posizionato le luci e le macchine per fotografare. Quella stanza che ricordavo calda e accogliente, era stata trasformata in un ambiente di lavoro neutro ed essenziale.

La prima sensazione che ho provato, appena entrata, è stata quella di un leggero disagio. Perché ero lì? Che strana situazione era mai questa? Che idea avevo avuto? Mi resi conto di non aver pensato a tante cose che potevano essere importanti: non mi ero vestita particolarmente bene, non ero andata dal mio amico Samuel a farmi sistemare i capelli e non mi ero neppure truccata.

Comunicai a Patrizia le mie preoccupazioni ma lei non le prese in considerazione. Al contrario, con un sapiente lavoro psicologico, cercava di distrarmi, di farmi parlare, di farmi ridere. Capii che non c’era fretta e piano piano iniziai a rilassarmi. Senza che io facessi nulla si era creato un rapporto di fiducia e di complicità e solo allora Patrizia incominciò a scattare. Mi disse di non stare ferma, di raccontare qualcosa di ridicolo, poi di tornare seria. Stava cercando di cogliere dei momenti, di tirare fuori le diverse facce che una persona ha. Tutto era diventato molto piacevole e mi stavo divertendo… sembrava un gioco.
Dopo un paio d’ore avevamo tanti scatti e, grazie al digitale, potevamo vederli subito al computer. Passando in rassegna le tante immagini mi resi conto immediatamente che io non mi piacevo a colori. Le immagini a colori sono, soprattutto se sono io il soggetto, troppo definite, si vedono troppo i particolari, preferisco un po’ di mistero. Era arrivato il momento di cercare la foto migliore per stamparla ma, non riuscendo a scegliere, mi affidai completamente alla creatività della mia amica fotografa. Lei in un primo momento era indecisa tra due, poi finì col comporre una foto con due immagini accostate che rappresentano due attimi differenti, ma anche simili. La mia foto di donna non più giovane poco pettinata e poco curata nell’abbigliamento risaltava su uno sfondo nero, indefinito.

Questa foto mi piace tantissimo e tutte le persone che mi conoscono e che l’hanno vista hanno detto che “sono proprio io” e che la foto esprime tutto il mio modo leggero e ironico di vedere la vita. Io in più riesco a vedere anche un po’ di tristezza, perché so che qualche tempo dopo avrei dovuto affrontare una grande battaglia personale.

Da allora Patrizia continua a fotografare; oltre ai ritratti, sta collaborando con architetti per dedicarsi alla fotografia di interni. È anche impegnata in un interessante progetto, a cui sta lavorando da tempo, che ha risvegliato l’interesse di importanti intellettuali italiani. Questo progetto ha come argomento il paesaggio affascinante e misterioso del Po,  non solo nella nostra provincia ma anche in gran parte della nostra regione. Con la speranza che possa trovare al più presto le energie economiche per portarlo a termine, segnalo il suo sito a chiunque volesse avere maggiori informazioni su di lei: patriziacussigh.com.


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