LEALTÀ AD AMSTERDAM

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Mi piace collegare i libri ai luoghi dove li leggo. Ho letto LEALTÀ di Letizia Pezzali ad Amsterdam, la città dei canali, dei musei, degli elegantissimi quartieri residenziali che contrastano con quelli a luce rossa. LEALTÀ è edito a Einaudi e si legge velocemente perché conta solo 196 pagine.

Fortunata per il tempo, con un sole caldo che splendeva, che fare per quattro giorni se non dedicarmi alle mie occupazioni preferite: stare con gli amici, camminare e leggere; osservare, leggere e camminare.

È difficile trovare dei collegamenti tra il libro e la città; il primo, il libro, l’ho scelto per caso, tra le tante novità editoriali che mi sono proposta di leggere invogliata dalle numerose recensioni che leggo con diligenza quotidianamente; per quanto riguarda la destinazione, ha giocato il caso: ho semplicemente seguito un gruppo di amici in un weekend lungo di inizio estate.

Con ordine e senza confusione, parlerò di tutti e due, perché fanno parte dello stesso momento di vita.

Giulia, la protagonista di LEALTÀ, è una giovane donna italiana che per lavoro si trasferisce a Londra. È lei la voce narrante e ci racconta la sua storia. Pur essendo ancora giovane non sembra avere la spensieratezza tipica dell’età perché la sua vita è già stata profondamente segnata da eventi drammatici.

L’incipit del libro è coinvolgente e parla della natura poco regolare del desiderio:

 Il desiderio non si impara. Ognuno tira fuori quello che ha. Non tutto insieme, non con un ritmo regolare. Il desiderio nasce da noi a caso, a tratti, magari in occasioni poco spettacolari. Basta un niente. Da quel momento sappiamo la verità: vogliamo certe cose e non altre. Il desiderio esplode, crolla o si consolida seguendo percorsi caotici, come i mercati finanziari. Il desiderio contiene la nostra storia. Le misure, gli abiti, gli atteggiamenti…niente di questo si avvicina alla realtà del desiderio. La realtà del desiderio non si può fotografare. E se anche riuscissimo a fotografarla sarebbe del tutto impubblicabile.

 E se parliamo di desiderio non posso non ricordare una passeggiata surreale fatta il sabato notte nelle strade strette del quartiere a luci rosse di Amsterdam. La folla era pressante e non permetteva di camminare che molto lentamente, così ho potuto osservare da vicino e per qualche minuto giovani donne che si prostituivano in piccoli locali a livello strada illuminati con luci rosse molto forti. Mostravano il loro corpo dietro una porta vetro e, nel momento in cui entrava un cliente, nascondevano tutto con una tenda. Dal marciapiede ho notato che le stanze, che si potevano appena intravedere dietro il corpo esibito dalle giovani donne, erano arredate con poche cose: un letto ad una piazza e, se ben mi ricordo, un lavandino in primo piano. Senza moralismi dico che forse questa è la forma di desiderio più esplicita più conosciuta e sicuramente meno romantica. Ma questa è solo una digressione personale, non ha niente a che fare con quanto raccontato in LEALTÀ.

Giulia, la protagonista di LEALTÀ lavora a Canary Warf, da lei descritto come un luogo creato per emanare potere e compostezza. Sviluppato nella zona portuale dell’Isle of Dogs, è oggi un importante centro direzionale. Gli edifici sono tutti grattacieli altissimi che ospitano, per la maggior parte, aziende multinazionali o banche d’affari. Le persone che vi lavorano sono ben vestite e sembra che, arrivando lì, abbiano lasciato a casa tutti i problemi. Al mattino presto migliaia di lavoratori, provenienti dai quartieri circostanti di Londra, affollano la zona che durante la notte era stata lasciata deserta. Si dedicano al loro lavoro per tutto il giorno senza pensare ad altro e cercando di nascondere una certa ansia che ha a che fare col possibile fallimento che a volte si può respirare nell’aria.

Un plastico vivente, un’oasi non contaminata da tutto ciò che ci sta intorno.

 Giulia è una di loro e lavora al ventiduesimo piano di un altissimo edificio. Ha una scrivania uguale a quella dei suoi colleghi e come atto di trasgressione ha appeso alla parete una frase di Bansky:

“Siamo spiacenti! Lo stile di vita che avete ordinato al momento è fuori produzione.”

È un lavoro fagocitante, che prende tutto il tempo ma che compensa con tanto denaro. Per Giulia è il senso della sua vita e lo considera una specie di risarcimento economico per poter colmare il dolore di non aver mai conosciuto suo padre, morto in un incidente prima della sua nascita.

La ricchezza al posto del genitore che non ha avuto.

La vita di Giulia si sconvolge perché per caso ritorna nella sua mente un vecchio amore, un amore dei tempi dell’università. Come sempre, quando si pensa al passato, la fantasia viaggia e si tende a idealizzare situazioni che forse non erano proprio idilliache.

Quando era ancora studentessa, Giulia si innamora di Michele, un uomo più vecchio di lei che lo attrae proprio per la sua diversità. Le sembrava un uomo distante nel tempo.

Ricordava un uomo nato all’inizio del Novecento, l’uomo di una fotografia storica.

 L’amore le fa vedere tutto bello ma Michele non è perfetto. È sposato, ha una figlia, è sincero e non nasconde niente. Sia per l’atteggiamento impulsivo dovuto alla sua giovinezza sia per il suo essere femminile, la relazione si complica, Giulia è costretta con fatica ad accontentarsi. Il suo amore comunque cresce fino a farlo diventare ossessione per poi arrivare ad esaurimento.

Il mondo va avanti gli anni passano e i social entrano nella vita di tutti mettendo in contatto persone lontane che intanto sono cambiate perché hanno vissuto.

I social sono come i mercati: la domanda siamo noi, quando approviamo e commentiamo, l’offerta siamo sempre noi, quando pubblichiamo contenuti che gli altri possono leggere e osservare. Il prezzo è il consenso, i “mi piace”. C’è anche un’idea di liquidità: se non ottieni un buon livello di approvazione scompari, l’algoritmo ti relega ai margini, come un titolo che nessuno scambia. Niente di personale è solo che la tua presenza ha perso fondatezza. Non crei traffico.

Ripensare a Michele, ricontrarlo, implica affrontare i cambiamenti, cambiamenti tanto disorientanti e dolorosi quanto il ripensare alla sua vita passata.

Tutto scivola nell’incertezza. Il ritorno al passato è impossibile. Giulia è cresciuta, e cambia il suo modo di percepire le cose. Il nuovo rapporto che si crea è più freddo e non ha niente a che fare con la passione vissuta ai tempi dell’università. Il distacco tra loro è incolmabile e rende impossibile rivivere le emozioni passate.

Michele le chiede:

Se parli di noi, fallo con lealtà.

 Le chiede di ripensare alla loro storia cercando la verità e poi, nel caos dei ricordi, cercare di diffonderla, nel caso, con franchezza. Ma la verità che Giulia scopre sembra proprio essere il cambiamento che le relazioni e le persone subiscono col passare del tempo.

La voce di Giulia sembra essere la voce di tanti giovani di oggi che si affannano a vivere cercando il loro posto nel mondo dividendosi tra il lavoro, l’amore e le radici familiari. È un racconto che ci offre una fotografia della vita che sono costretti a scegliere tanti giovani costretti a crescere in un mondo che cambia alla velocità della luce.

LEALTÀ è un libro che sa di gioventù e di contemporaneità.

E qui mi collego per l’ultima volta ad Amsterdam dove ho incontrato tanti ragazzi italiani che si sono trasferiti per lavorare. Se ci si allontana da Piazza Dam, il centro un po’ trash della città, si può camminare in quartieri molto interessanti come Jordaan che una volta era quartiere residenziale ricco di negozi di artigianato e di generi alimentari e oggi, grazie ai numerosi locali che hanno aperto, è molto frequentato da giovani.

Sono tanti e, se c’è caldo, amano vivere all’aperto creando quelle atmosfere che in Italia non siamo più abituati a respirare.

 

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