LA RAGAZZA NELLA NEBBIA DI DONATO CARRISI, QUANDO LA SUSPANSE È CREATA SOLO DALLE PAROLE

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La ragazza nella nebbia è il penultimo libro di Donato Carrisi, autore ormai considerato da tutti come uno dei   più grandi scrittori di gialli della letteratura contemporanea.

La storia è ambientata ad Avechot, un paese ai piedi delle Alpi, vicino al confine, luogo dove dopo il tramonto, non succede mai nulla. Pochi sono i punti di riferimento per gli abitanti: una chiesa col campanile, il municipio, il posto di polizia, un piccolo ospedale, il complesso scolastico, qualche bar e lo stadio del ghiaccio. Nei lunghi inverni ad Avechot si trascorre tanto tempo in casa perché fuori c’è freddo, spesso cade la neve e, quasi sempre, la nebbia avvolge le case.

Il paese ha sempre vissuto solo di turismo e artigianato fino a quando sono stati scoperti dei minerali preziosi nel sottosuolo di alcuni terreni nelle vicinanze. La vendita dei terreni a una grossa multinazionale, ha portato ricchezza a una parte degli abitanti del luogo e, allo stesso tempo, ha deturpato il bel paesaggio fatto di monti, valli e fiumi.

Nel paese è molto potente una confraternita religiosa nata dopo uno strano fatto di cronaca, un fatto imperdonabile per gli abitanti di Avechot. Il prete di allora stimato e molto seguito, si innamorò e poi scappò con una parrocchiana, che era madre di famiglia. Profondamente delusi dallo scandalo i parrocchiani si rinchiusero nel loro microcosmo circondato dalle montagne e, rifiutando qualsiasi sostituto mandato dalla curia, si organizzarono: nel giro di due anni è nata una comunità religiosa autogestita, la confraternita. I seguaci soffrono di un certo senso di superiorità rispetto agli altri e seguono rigidamente alcuni comportamenti basati su divieti come non fumare in pubblico, non servire alcolici la domenica o nelle feste e non sostenere o praticare aborto, omosessualità o convivenza.

Su questo cupo sfondo, Donato Carrisi racconta una storia tanto verosimile, quanto sfuggente, come se i contorni dei personaggi, delle case e delle montagne fossero costantemente avvolti dalla nebbia.

Il 23 dicembre ad Avechot, Anna Lou, una ragazzina di 16 anni esce di casa verso le cinque del pomeriggio per andare in chiesa. Deve percorrere solo poche centinaia di metri ma non arriverà mai a destinazione. Si tratta di un breve tragitto dove tutti la conoscono ma nessuno ha visto o sentito qualcosa. Figlia di genitori ricchi, grazie alla miniera, Anna Lou ha un profilo ben diverso dagli adolescenti suoi coetanei, ha i capelli rossi, la pelle chiara e, come unici interessi la scuola, la parrocchia, i braccialetti e i gattini.

Tutto ruota intorno a quel giorno, il 23 dicembre, punto fermo del racconto; da qui Donato Carrisi costruisce il racconto utilizzando flashback e flashforward arrivando a costruire una storia ricchissima di colpi di scena che tiene col fiato sospeso fino all’ultima pagina e che può essere sia un avvincente giallo psicologico sia una lettura, forse un po’ spietata, di dove sta andando il mondo in cui viviamo.

Per indagare sulla scomparsa di Anna Lou arriva ad Avechot l’agente speciale Vogel, un uomo molto elegante che indossa solo completi di tessuti pregiati e costosi. La sua eleganza è un modo per sentirsi superiore agli altri con cui purtroppo e suo magrado deve condividere il mondo . Lui è diverso dagli abitanti di Avechot:

La schiena dritta, lo sguardo fisso sul taccuino nero su cui scriveva appunti con una elegante stilografica d’argento, che a tratti appoggiava sul tavolo per prendere una forchettata di cibo. Alternava i gesti a intervalli precisi rispettando diligentemente una sorta di ritmo interiore.

L’agente Vogel ha sempre sceltoi suoi casi con molta attenzione, in passato si era occupato di crimini importanti e violenti che sono diventati successivamente tutti casi di cronaca nera molto famosi. Conduce le sue indagini controllando e osservando in modo maniacale ma soprattutto vuole diventare famoso utilizzando e manipolando, per raggiungere il suo scopo, i mezzi di comunicazione di massa che ha a disposizione. Spinto da un forte egocentrismo vuole oscurare tutti quelli che ruotano attorno a lui.

 A tutti piace essere famoso, anche a quelli che non lo ammettono. Succede una cosa strana. All’inizio ritieni di non averne bisogno, di poter fare senza e poter vivere comunque un’esistenza appagante… ma appena i riflettori sono puntati su di te, scatta qualcosa. Improvvisamente scopri che non ti piace più essere l’anonimo individuo che credevi di essere.

 Perché uno come l’agente Vogel sceglie di interessarsi al caso della scomparsa di Anna Lou? Questo caso non sembra avere niente di mediatico però lo può diventare se ben manovrato. Per Vogel è un modo per cancellare il passato ma vuole gestirlo a modo suo e con le sue regole; è il caso giusto per riscattarsi da un precedente fallimento professionale che aveva fortemente infangato la sua immagine. Avrebbe messo in campo non tanto le sue abilità di detective, quando la sua capacità di manipolare le persone, capacità in cui era davvero insuperabile. Alla base del suo operato c’è la conoscenza del grande potere della televisione di manipolare la realtà e il suo obiettivo è quello di far diventare, in poco tempo, famosi sia il piccolo paese di Avechot, che la triste storia della ragazzina scomparsa. Vuole e deve trovare il mostro e consegnarlo al pubblico, la reale colpevolezza del soggetto non è cosa importante per lui.

L’agente Borghi, che lo ammira perché pensa di avere molte cose da imparare da lui, e la procuratrice Mayer, che lo conosce e cerca di contenerlo nelle sue azioni spregiudicate, lo seguono nel suo operato. Dice di lui la procuratrice:

Conosco i suoi metodi, Vogel, so che le piacciono le luci della ribalta. Qui non ci sarà nessun mostro per il suo show.

 La macchina però viene messa in moto: arriva ad Avechot, chiamata da Vogel, Stella Honer, giovane giornalista in cerca di casi importanti che possano far decollare la sua carriera. Bionda, elegante, aggressiva e spregiudicata, è il contatto dell’agente speciale con la stampa e concorda con lui una strategia mediatica. Grazie a Stella tutto cambia. Arrivano ad Avechot orde di giornalisti che si portano dietro i turisti dell’orrore e la scomparsa di Anna Lou diventa un caso nazionale.

Anna Lou, la ragazzina dai capelli rossi , a questo punto passa in secondo piano, viene avvolta dalla nebbia e tutti sono coinvolti nella nuova condizione che si è creata in paese e sull’indotto economico che il fatto criminoso avrebbe potuto dare.

In paese vive Loris Martini, professore di lettere alle scuole superiori di Avechot. Nelle sue lezioni cerca di far capire agli adolescenti che cos’è la letteratura e quali sono le regole che portano avanti le storie. Di aspetto dimesso (giacche di velluto a coste consumate sui gomiti, pantaloni di fustagno e vecchie Clarks), il professor Martini ha una vita familiare non troppo felice. I due coniugi con la figlia adolescente hanno traslocato ad Avechot poco tempo prima, con grande disagio, per sfuggire da qualcosa che verrà poi svelato a poco a poco, come solo un bravo scrittore di gialli sa fare. Loris Martini è senza dubbio un uomo tormentato:

Martini si sentì in colpa. Perché era soltanto un professore delle superiori, perché aveva uno stipendio misero, perché non aveva saputo offrire di più alle due donne che più amava al mondo e, infine, per aver rinchiuso la sua famiglia tra le montagne di Avechot.

 Amante del trekking fa lunghe passeggiate in montagna ma non socializza; è una di quelle persone invisibili e per questo attira l’attenzione dell’agente speciale Vogel.

La macchina mediatica, che lavora a ritmi velocissimi senza soste e senza pietà, lo trasforma. Da uomo per bene Martini diventa un mostro e allo stesso tempo un mezzo, per l’agente speciale Vogel, per riprendersi i riflettori.

La pazienza era una dote che era venuta meno con l’avvento dei media. Il pubblico voleva risposte rapide, altrimenti cambiava canale, così i network mettevano pressione agli investigatori, costringendoli a volte a svolgere il lavoro in maniera frettolosa. Facilmente ci scappava l’errore ma l’importante era non fermare lo show. Dare solo le informazioni che potevano essere importanti per il successo mediatico del caso.

Diversi sono i personaggi secondari presenti nel libro che fanno continuamente cambiare idea al lettore su quale strada prendere, da quale parte stare. Sono tutti reali ben definiti e ben descritti, solo uno è solo evocato: l’uomo nella nebbia, un serial killer che, guarda caso, anni prima, uccideva nella zona solo ragazzine dai capelli rossi.

Gli eventi si susseguono incalzanti nella seconda parte  del libro, tanto che le ultime centocinquanta pagine si divorano tutte d’un fiato.

In finale Donato Carrisi ripropone la scena iniziale del libro: Vogel sconvolto e sporco di sangue che parla con Auguste Flores, lo psichiatra del paese, un personaggio appena delineato ma per questo inquietante perché forse, più di tutti gli altri, avvolto nella nebbia.

L’esito della storia è molto forte perché è veramente difficile capire, dopo l’intervento dei media, chi sono i cattivi e dove si trova il mostro. A volte non li riconosciamo, ci fa riflettere Donato Carrisi, perché non hanno un aspetto mostruoso ma spesso sono persone che vivono in mezzo a noi nella più completa normalità. Questo è il motivo per cui è difficile prenderli e per il quale spesso riescono ad agire senza problemi.

Il racconto è caratterizzato da una suspense altissima, suspense solo psicologica, creata senza armi, senza sangue e soprattutto senza il corpo della vittima. Se facciamo un bilancio, alla fine, vediamo un po’ tutti quanti, in un modo o nell’altro, colpevoli perché il male è ovunque e ci circonda, è nella realtà anche se a volte nascosto dalla nebbia.

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