“FAME” LA VOGLIA DI ESSERE FAMOSO DI JEAN MICHEL BASQUIAT

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“Non voleva essere un artista nero, voleva essere un artista famoso”, si dice di Jean Michel Basquiat in una delle tantissime interviste che Phoebe Hoban, giornalista specializzata in arte e cultura, ha raccolto nel suo libro “Basquiat”.Il desiderio di essere famoso è stato uno degli impulsi più forti della vita di questo artista che, fino al 30 luglio, è celebrato in una mostra a Roma al Chiostro del Bramante con l’esposizione di 100 opere realizzate tra il 1981 e il 1997 concesse dalla Mugrabi Collection, una delle collezioni più importanti al mondo.

La vita di Basquiat è durata solo 27 anni e si è conclusa il 12 agosto 1988 per aver assunto un’eccessiva dose di droghe. Il seguito si può solo definire imbarazzante: un funerale a cui hanno partecipato persone disinteressate e la lotta di familiari, collezionisti e galleristi per accaparrarsi il maggior numero di opere e guadagnarci il più possibile. Solo in un secondo momento sarà organizzata un evento in cui verrà celebrato, e, in quella occasione, Keith Haring dirà di lui: “Stravolse le politiche del mondo dell’arte sostenendo che se volevano che giocasse al loro gioco, le regole le avrebbe stabilite lui. Le sue immagini entrarono nei sogni e nei musei di sfruttatori, e il mondo non sarà più lo stesso”.

Jean Michel Basquiat era figlio di un bell’uomo, Gerard Basquiat, forse violento, sicuramente incapace di impostare un rapporto con il figlio, emigrato da Haiti; e Matilde, una donna di origini portoricane, molto fragile psicologicamente che trascorse molto tempo in ospedale per curarsi.

Jean Michel Basquiat aveva anche due sorelle. Evento drammatico della sua infanzia è un incidente che ebbe a 7 anni; come conseguenza gli venne asportata la milza. Durante il periodo di convalescenza la madre gli regalò “Anatomia del Gray”. Questo manuale descrive in maniera dettagliata il corpo umano e le illustrazioni sono tanto realistiche da colpire la fantasia di Jean Michel e proprio nella sua fantasia si sono radicate per poi riemergere nella sua opera pittorica.Molto ribelle, incurante di qualsiasi regola, e forse spinto dal clima non sereno che regnava in famiglia, a 15 anni scappava di casa e viveva ai margini della società frequentando gli homeless e i graffittari di New York.Da questo momento in poi la sua vita sarebbe stata una continua ricerca di persone,amici, fidanzate o galleristi che, nella sua mente, avrebbero dovuto in qualche modo sostituire i suoi genitori.

 

SAMO è l’acronimo di “The same old shit” ed è lo pseudonimo con cui Jean Michel Basquiat firmava i suoi graffiti sui muri newyorkesi. Alcuni erano disegni ma molte erano frasi o addirittura giochi di parole, quasi sempre scritte sotto l’effetto della droga. Questa prima fase del suo lavoro, anarchica e al limite, verrà spiegata da Basquiat stesso come un periodo di forte ribellione contro il mondo borghese.Samo era un writer giovanissimo, bellissimo, molto carismatico ed aveva uno scopo: entrare nel mondo delle più importanti gallerie d’arte e diventare ricco e famoso.

 

Dai graffiti passò alla pittura, dipingeva qualsiasi superficie e qualunque oggetto. Iniziò a frequentare il Mudd Club, uno dei locali più di tendenza di New York. Il Mudd Club era discoteca e galleria d’arte; qui si poteva incontrare David Bowie, Brian Eno, Iggy Pop, Sid Vicious e Andy Warhol. Jean Michel Basquiat ballava tutta la notte e spiccava in mezzo alla folla.Fonda anche una sua band, The Gray di cui lui è il leader indiscusso. I suoi musicisti di riferimento erano i grandi del Jazz: Charlie Parker, Miles Davis e Billie Holiday.

 

Pur avendo una vita sessuale priva di qualsiasi regola ed inibizione, Basquiat amava le donne, soprattutto se erano bianche e bionde.Suzanne Mallouk è sempre stata considerata da tutti la fidanzata di Basquiat. La loro storia d’amore è narrata da Jennifer Clement nel libro “La vedova Basquiat”. In capitoli brevi e con un linguaggio molto poetico, si racconta di come, dal Canada, Suzanne si ritrovi a New York dove conosce Jean Michel. La loro vita insieme è molto tormentata perché Jean Michel è un infedele cronico. Le droghe poi condizionano la relazione facendola progredire tra alti e bassi fino a scendere sempre più giù fino ad arrivare alla tragedia finale. Al contrario di Jean Michel, Suzanne si salva e diventa psichiatra, specializzata nella cura delle nevrosi degli artisti.Jean Michel Basquiat ebbe anche una storia con una ragazza che pochissimo tempo dopo sarebbe diventata un pop star internazionale, Madonna. La relazione durò solo poche settimane perché, mentre lui era assolutamente privo di regole nel lavoro e nella vita, lei era molto rigorosa nella preparazione fisica e nell’alimentazione.

Negli anni ’80 diventa famosissimo, non solo come personaggio ma soprattutto come pittore. I suoi quadri vengono venduti a costi elevati e lui dipinge sempre, in continuazione. I galleristi più famosi, Annina Nosei, Bruno Bishofberger, Mary Boone, per citare i più importanti, se lo contendono e collaborano con lui con grandi difficoltà, a causa dei continui sbalzi di umore di Basquiat, dovuti fondamentalmente al fatto che la quantità di droghe assunta era sempre più elevata.

Il suo amico più caro e il suo idolo fu Andy Warhol. Si incontrano, si piacciono, ma pare che tutto sia rimasto solo a livello intellettuale e lavorativo. Era un’amicizia fatta di poche affinità e molte differenze. Basquiat aveva sempre voluto avvicinarsi a lui e Andy Wahrol, dalla sua torre d’avorio, era attratto dall’energia di questo giovane così bello, così sexy, e così tormentato.Il risultato di questa frequentazione è un numero elevato di collaborazioni, alcune delle quali si possono vedere alla mostra di Roma.

 

Gli ultimi anni della vita di Jean Michel Basquiat furono molto tristi. Aveva sempre bisogno di più soldi per comprare quantità sempre maggiori di droghe. La gente lo vedeva girare per la città sulla sua bicicletta, col suo cappotto oversize sporco di colore, con un aspetto sempre più debilitato. Il suo destino era segnato e lui non aveva fatto niente per cambiarlo. E’ stato sepolto al cimitero di Green Wood, a Brooklin, sezione 176, blocco 44603.