COMPULSION DI MEYER LEVIN

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Per chi ama i libri in tutti i loro aspetti, anche per quello estetico, Compulsion è un oggetto bellissimo. Pubblicato dalla Casa Editrice Adelphi, tale libro mostra le sue peculiari caratteristiche grafiche che la rendono riconoscibile a tutti.  Il colore scelto, questa volta, è un giallo deciso, forse per collegarsi all’argomento trattato nella narrazione. Sulla copertina in alto c’è il nome e il cognome dell’autore, Meyer Levin, in basso il logo della Casa Editrice e in primo piano una foto in bianco e nero. La foto rappresenta due giovani di bell’aspetto, ben pettinati, vestiti elegantemente. Siedono su una scomoda panca di legno posizionata contro un muro. Inquietante è la loro espressione: i loro occhi e le labbra quasi sorridono ma non trasmettono gioia bensì sfida.

I due giovani sono Richard Loeb e Nathan Leopold, due brillanti e ricchissimi studenti dell’Università di Chicago che il 21 maggio 1924 rapirono e uccisero Bobby Franks, un ragazzo di quattordici anni che apparteneva al loro stesso ambiente; furono poi condannati all’ergastolo per l’omicidio e a novantanove anni ciascuno per il rapimento.

Meyer Levin si definisce il principale anello di congiunzione con gli eventi di allora perché all’epoca, come giovane giornalista, aveva partecipato e contribuito alla soluzione del caso. All’età di cinquant’anni, avrebbe dovuto intervistare in carcere Leopold e il suo articolo avrebbe potuto influenzare la decisione di una libertà condizionata. Per Loeb il problema non si pone in quanto muore in carcere a seguito di un aggressione compiuta da un altro detenuto. Per questo motivo Meyer Levin rivisita il caso offrendo una ricostruzione accurata basata sulle perizie psichiatriche, testimonianze e fatti di cronaca. Nasce così Compulsion.

 La ricostruzione è narrata da Sonnyboy Silver detto Sid, giornalista part-time per il Globe e alter ego dell’autore. Giovane e brillante come i due protagonisti, Sid sa fare bene il suo mestiere e cerca di tenere sempre un atteggiamento da bravo giornalista che si concretizza in “questa possibilità di sapere, di vedere nell’intimo e di stare dentro alle cose…” I due assassini nel romanzo prendono il nome di Judd Steiner e Artie Straus. La vittima è Paulie Kessler.

Compulsion si divide in due parti. Nella prima parte, “Il delitto del secolo”, conosciamo i due protagonisti: Judd e Artie due studenti brillantissimi della Facoltà di Legge. Fra loro stringono un patto che li legherà per tutta la vita. Commettono un delitto che per loro è un “atto puro, il gesto di un essere assolutamente libero, di un superuomo”. Superuomo che deve avere qualità superiori insite in lui e soprattutto deve essere esente dal rispetto delle leggi ordinarie che governano gli uomini comuni. Per Judd e Artie questo è una specie di gioco e le regole le vogliono dettare loro. Prima di compiere il delitto scelgono una vittima a caso, un ragazzo di quattordici anni leggero e facile da gestire.

Il loro piano avrebbe dovuto essere perfetto ma si rivela invece grottesco e colmo di errori: il cadavere viene ritrovato e riconosciuto subito, Judd durante le macabre operazioni perde un paio di occhiali che portano facilmente a lui e le macchie di sangue sulla macchina presa a noleggio rimangono visibili. Il casuale ritrovamento del riscatto  fa saltare la spettacolare scena del pagamento del riscatto che avevano ideato come finale.

“…se è vero, infatti, che era stato Judd a seminare indizi mentre compivano il delitto, fu Artie nei giorni immediatamente successivi a sfidare ripetutamente il destino, impicciarsi delle indagini, sgomitando tra noi giornalisti e anche tra i poliziotti, come un bambino desideroso di provocare e di trasgredire, determinato a fare il cattivo fino a ricevere lo schiaffo della punizione.”

 Dopo l’omicidio i due ragazzi tornano alle loro vite, solo Judd, il più sensibile dei due, dà segno di qualche disagio. La polizia indaga, segue tante piste; a un certo punto, per caso, il cerchio si chiude attorno ai due ragazzi.

Sid è incredulo:

“Judd Steiner, uno come me, mio coetaneo, anche lui un ragazzo prodigio che stava laureandosi a diciotto anni alla mia stessa facoltà, leggeva libri che leggevo anch’io ed era attratto dalla stessa ragazza.”

Vuole scoprire altre cose su di lui, soprattutto vuole comprendere in che cosa sono diversi. La risposta la trova, insieme agli inquirenti, nella camera di Judd, nei suoi scritti. E si arriva alla confessione.

Nella seconda parte di Compulsion, “Il processo del secolo”, si comprende l’anomalia di questa situazione. L’azione aberrante non ha nessun movente. È un delitto fine a se stesso, un esperimento intellettuale, un tentativo di commettere un delitto perfetto. Studiato, secondo loro, nei minimi dettagli “per raggiungere la ragione della morte come astrazione”.

Solo togliendo tutti gli altri possibili moventi si può arrivare all’essenza stessa del crimine. Uccidere per il semplice gusto di farlo. Più parlano, più raccontano, più emergono particolari raccapriccianti e tutti i loro errori. Ora non provano rimorso ma solo dispiacere perché l’avventura non è riuscita.

Le loro famiglie allibite, incredule incominciano ad accettare la realtà e organizzano comunque la difesa. Si affidano a Clarence Darrow, nel romanzo Jonathan Wilk, avvocato conosciutissimo e tecnicamente grande oratore. Il suo compito è quello di cercare di non farli impiccare. Con la sua altissima professionalità porta i ragazzi in tribunale ad ammettere la loro colpevolezza e poi li affida ad alcuni psichiatri che ne delineano il profilo psicologico. Essi parlano con le famiglie, con gli amici e sottopongono i due ragazzi a test psicologici. Dal materiale raccolto ne escono due personalità deviate e intrecciate tra loro.

“Starr e Alwin (i due psichiatri) si trovano nella situazione di due chirurghi che, in sala operatoria, dopo aver aperto un paziente, avessero scoperto, oltre al cancro, una quantità di altre formazioni maligne.”

 Il rapporto che scrivono scava nel profondo e analizza  le due personalità definendole sviluppate sì dal punto di vista intellettuale ma decisamente in ritardo per la loro età da quello emotivo. Forse questa è stata la prima volta che certi ragionamenti sono stati portati in tribunale.

I ragazzi, malvolentieri, alla prima udienza si dichiarano colpevoli; sarà un giudice, non una giuria, a decidere della loro vita. In modo teatrale tutte le persone coinvolte si trovano in aula: gli uomini dell’accusa contro gli uomini della difesa, gli imputati, le famiglie, gli amici e le amiche, la stampa americana e straniera e tanti tanti curiosi che chiedono la condanna a morte dei due ragazzi.

La parte più avvincente è l’arringa finale di Wilk, un’arringa lunghissima, durata due giorni, divisa in quattro sequenze. Perché hanno ucciso? Si domanda “..hanno ucciso perché a un certo punto, negli infiniti passaggi che conducono un ragazzo a diventare un uomo, qualcosa ha ceduto, e questi due infelici si ritrovano ora esposti all’odio, al disprezzo, reietti con la comunità che chiede a gran voce il loro sangue… ciò richiede non odio, ma bontà, misericordia, considerazione…”

“… l’impiccagione non toglie l’odio al mondo. Si può curare l’odio con l’amore e la comprensione”.

 La sentenza, come ho già anticipato prima, non li condanna a morte, ma è altrettanto dura. Una decisione illuminata e una dimostrazione di civiltà contro la pena di morte.

Che cosa mi è mancato alla fine di questa incredibile lettura? Sapere se dopo tanti anni di carcere Leopold/Judd era cambiato, se aveva compreso l’assurdità e la gravità del suo gesto. Probabilmente si. Ho cercato sue notizie e ho scoperto dopo trentatré anni in effetti venne rilasciato sulla parola. Tornato in libertà, per sfuggire all’attenzione dei media, si trasferì a Porto Rico. Qui sì sposò e scrisse la sua autobiografia. Morì a sessantasei anni per un attacco di cuore.

Compulsion è un libro impegnativo e per leggerlo occorre tempo (pp.580) ma la cosa strana è che nonostante il numero delle pagine, nonostante il finale conosciuto sin dall’inizio, la tensione è sempre ad alto livello, l’attenzione non cala mai e il fascino del racconto è estremamente coinvolgente provocando spesso a chi legge un brivido profondo.

 

 

 

 

 


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4 pensieri su “COMPULSION DI MEYER LEVIN

  1. Impressionante l’analogia con la morte di Marta Russo all’Universita’ della Sapienza, anche questa una vittima scelta a caso. Tutto ritorna.

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