AVVENTURE DI UNA RAGAZZA CATTIVA DI MARIO VARGAS LLOSA

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Quanto si è disposti a soffrire per amore?

E’ la domanda che mi sono posta dopo aver letto il libro Avventure di una ragazza cattiva che MarioVargas Llosa ha scritto e poi pubblicato in Italia nel 2006 con la Casa Editrice Einaudi. Per Ricardo, il protagonista, la risposta è tanto, forse troppo ma tanta sofferenza fa bene perché alimenta la creatività.

La storia si sviluppa tra due persone: un uomo e una donna. Il primo è ben definito e ben riuscito: ha un nome e un cognome, Ricardo Somocurcio; ha un lavoro che svolge con diligenza, è interprete all’Unesco e traduttore; soprattutto ha una passione forte e travolgente per la niña mala. La seconda è l’oggetto consapevole di questo amore. Lei è tanti personaggi in uno , cresce e cambia nome nei vari capitoli del libro, nonostante rimanga sempre la stessa nel suo carattere e nella sua essenza. All’inizio è Lucy la cilenita, poi la compagna Arlette coinvolta suo malgrado nella rivoluzione cubana, quindi Madame Robert Arnoux, moglie di un diplomatico francese, successivamente è Mrs. Richardson frequentatrice dell’alta società inglese, quindi Kuriko, donna di un riccone giapponese maniaco e sadico e infine Otilia, figlia di Arqìmedes il costruttore di frangiflutti.

Ricardo ha due sogni: il primo è quello di amare la niña mala e avere una relazione d’amore normale con lei e il secondo è quello di vivere a Parigi, la città dei suoi sogni. Lei, pur provandoci, non riesce ad accontentarlo; compare e scompare nella vita di Ricardo e lui, il niño bueno, la accoglie sempre, la perdona, la cura, la giustifica e la ama fino alla fine. La sua indole lo porta a sopportare diversi abbandoni e profonde umiliazioni ma non cambia e non tradisce mai la sua vera natura, quella di un uomo ordinario, forse invisibile ma gentile, onesto e inspiegabilmente determinato.

La niña mala e il niño bueno si rincorrono a Lima nei quartieri ricchi e in quelli poveri; dopo qualche anno si rincontrano a Parigi. Poi si rivedono nella vivacissima Londra popolata dai primi hippies e ferita da una sconosciuta malattia che si rivelerà essere l’HIV. Si incontrano ancora in una Tokio degenerata dove la niña mala costringe il niño bueno a vivere un’esperienza sessualmente estrema. Si lasciano, lui scappa, non la vuole più vedere ma questa volta è lei a cercare lui. Lo raggiunge a Madrid e lo risveglia dal torpore di una relazione apparentemente tranquilla che lo ha aiutato per un breve periodo a stare lontano dalla sua ossessione.
Alla fine è lei ad andare da lui perché è debole e ha bisogno dell’unico punto di riferimento che abbia mai avuto nella vita, ha bisogno di ascoltare le belle parole d’amore che solo lui può dirle, quelle parole che possono sembrare ridicole ma che fanno star bene le persone a cui sono indirizzate.

L’amore per la niña mala accompagna tutta la vita di Ricardo. E’ un sentimento talmente estremo che forse si può definire una vera e propria malattia. Una malattia dalla quale non riesce e non vuole guarire. Le altre donne che incontra non reggono il confronto perché o sono solo amiche o comunque non riescono a scatenare quel sentimento totale a cui lui è ormai assuefatto.
Dopo aver rincorso Ricardo e la niña mala per più di trecento pagine, arriviamo a un finale commovente. La storia finisce lasciando aperta una continuazione della storia sul piano artistico. Chi legge sta naturalmente dalla parte di Ricardo anche se a volte la sua estrema bontà irrita.

Ho letto velocemente e con facilità questo libro per stare al passo col ritmo di scrittura utilizzato da Mario Vargas Llosa. In esso un linguaggio semplice narra una storia d’amore atipica e estremamente passionale, per non dire maniacale. E questa è la base del racconto. L’autore è stato abilissimo poi ad arricchire la narrazione con alcuni riferimenti biografici. È stato anche insuperabile nelle descrizioni dettagliate dei luoghi, delle città, dei quartieri, della società e delle persone.
Un libro veloce quindi che ci fa viaggiare in tante parti del mondo, ricco di elementi che portano a un unico risultato: per i lettori voraci come me è un divertimento assicurato.


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