LA RAGAZZA CON LA LEICA DI HELENA JANECZEK

Pubblicato il Pubblicato in Blog, What I read

La ragazza con la Leica è Gerda Taro, una giovane fotoreporter morta in Spagna nel 1937.

 Sul fronte di Brunete, a pochi chilometri da Madrid, durante la guerra civile spagnola, muore Gerda Taro, nome d’arte di Gerta Pohorylle, una giovane fotografa venuta da lontano ad immortalare la lotta del popolo spagnolo. Il tragico fatto avvenne per un terribile incidente: Gerda viaggiava appesa a una vettura di un generale polacco proprio nel momento in cui alcuni aeroplani tedeschi volavano in cielo a bassa quota mitragliando e seminando il panico tra i veicoli. Un carro armato amico urtò l’auto sulla quale viaggiava Gerda, la giovane fotografa rimase schiacciata e completamente sventrata all’altezza dello stomaco. Tutti i presenti testimoniarono che la ragazza con coraggio e freddezza cercò di mantenere al loro posto gli organi interni con la pressione delle proprie mani. Ma tutto fu inutile. Gerda Taro morì il 26 luglio 1937 a soli 27 anni.

Helena Janeczek, scrittrice tedesca, di origini ebreo-polacche che vive in Italia ormai da molti anni, si è documentata approfonditamente e ha cercato di ricostruire la vita di Gerda partendo dal reperimento di fotografie che la ritraggono e cercando di analizzarle in profondità andando oltre quello che realmente mostrano.

Ma nel libro non ci sono solo le foto.

Helena Janeczek ricostruisce la vita di Gerda Taro attraverso la voce di persone che l’hanno realmente conosciuta o se la sono trovata casualmente nel loro percorso di vita. Nasce così un romanzo molto particolare, dove non leggiamo una storia che cresce e poi finisce, ma è un insieme di tante sensazioni date da un’immagine oppure semplicemente un ricordo causale o voluto.  Il tutto ci porta a conoscere in profondità una donna molto particolare, assolutamente fuori dagli schemi e atipica per l’epoca in cui visse.

E poi la signorina Pohorylle, cittadina polacca nata a Stoccarda, possedeva le virtù marziali che Hitler pretendeva nella gioventù tedesca: agile come un levriero, tenace come il pellame, e qualche volta dura come l’acciaio. Ma la tenacia e la durezza di Gerda erano modellate in tutt’altra pasta: non guerriera, non mortuaria. Vivere a tutti i costi, ma non ad ogni prezzo. Gerda lo desiderava più di tutti loro messi insieme. E infatti superava i vincoli e gli ostacoli frapposti a quel desiderio con impulso irrefrenabile, uno slancio che solo la mole d’acciaio di un cingolato era riuscito a stritolare.

  Il libro si apre e si chiude con la voce dell’autrice ma nei tre capitoli centrali ascoltiamo la voce dei tre veri protagonisti del libro.

Racconta di Gerda Taro Willy Chardock, un tempo profugo di guerra a Parigi, ora medico negli Stati Uniti; uomo dal carattere tanto mite e sottomesso che Gerda chiamava il bassotto.

Era fatta così, era volubile e volitiva, un metro e mezzo di orgoglio e ambizione, senza i tacchi. Bisognava prenderla com’era: sincera sino a far male, affezionata a modo suo sulla lunga durata.

 Ricorda Gerda Ruth Cerf, ex modella e amica degli anni parigini. Ne sottolinea l’autonomia e la determinazione spiazzante con cui lavorava in un campo, quello della fotografia, appannaggio esclusivo degli uomini. Ne rimpiange ancora la simpatia e il suo essere particolarmente brillante.

Il terzo testimone è Georg Kuritzkes, che rammenta il suo passato, di cui naturalmente fa parte anche Gerda e analizza come è cambiata la sua vita, da combattente di prima linea a frequentatore dei palazzi del potere. Il ricordo del suo amore per Gerda è ancora molto vivo: ricorda soprattutto il suo sfrenato ottimismo e il suo modo estremamente concreto di affrontare le situazioni.

la sua bravura a dissimulare le incertezze e delusioni, la facilità di mostrarsi realistica fino al cinismo, pur di non darsi vinta.

A Parigi Gerda incontra Robert Capa, un giovane profugo ungherese di qualche anno più giovane di lei e che la introduce e la fa innamorare di sé e della fotografia. La sua ricchezza di esperienze, dalla fuga da una Germania che si stava andando sempre più verso il nazismo e il suo modo di vedere la vita, la rendono irresistibile agli occhi del giovane fotografo.

Poi appena finito di scattare ridono anche loro, esuberanti e complici.

Erano due persone libere e desiderosi di stare insieme ma lei Gerda aveva in più questa voglia irresistibile di conquistare il mondo. Erano diversi, scrive di loro l’autrice, e allo stesso tempo complementari.

I due si muovono verso un modo nuovo di fare fotografia, un modo militante. Quando sono a Parigi infatti fotografano l’ascesa del Fronte Popolare; qualche anno dopo vanno in Spagna per fotografare  un popolo che vuole combattere la minaccia di Franco senza però abbandonare la vita di tutti i giorni. Da Barcellona si sposteranno poi verso Madrid dove Gerda frequenta gli intellettuali conoscendo tra i tanti anche Ernest Heminguay.

In Spagna Gerda e  Capa lavorano incessantemente per raccontare quella guerra attraverso le loro foto. Per fare questo concepivano un unico modo, un modo molto pericoloso e anche incosciente ma assolutamente efficace: stare il più vicino possibile agli eventi che dovevano riprendere, altrimenti la foto non poteva dirsi riuscita. Erano consapevoli che quello era un periodo molto importante delle loro giovani vite, lei aveva 26 anni e lui  solo 23 e, chissà se razionalmente o no,  si sono giocati il tutto per tutto.

L’immagine che offrono ai contemporanei è quella di due ragazzi fortunati che, oltre all’amore reciproco, hanno anche una profonda stima professionale, una stima che li porta a spingersi sempre più avanti per essere sempre più vicino all’obiettivo, per scattare la foto perfetta. Grazie a loro inizia un modo nuovo di far foto in guerra. Non si parla più di semplici testimoni ma diventa indispensabile anche immedesimarsi completamente nei soggetti che si stanno fotografando, partecipando in prima linea alle vicende che si vogliono fotografare.

Questa  è una piccola digressione storica per comprendere ancora meglio La ragazza con la leica.

Tanti ricordi, tanti pensieri, alcune foto per disegnare una figura di donna eccezionale.

Quello che ne esce è un ritratto ricco di fascino, il ritratto di una persona che si scontra con gli eventi più tragici del Novecento ma che ha vissuto la  sua breve vita come voleva e ha lasciato in chi l’ha conosciuta, primo fra tutti Robert Capa, un ricordo forte e indimenticabile.

2 pensieri su “LA RAGAZZA CON LA LEICA DI HELENA JANECZEK

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *