NELLA PERFIDA TERRA DI DIO DI OMAR DI MONOPOLI

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NELLA PERFIDA TERRA DI DIO DI OMAR DI MONOPOLI

 

La perfida terra di Dio è quella parte di Puglia compresa tra le province di Taranto, Lecce e Brindisi. Una terra che nei mesi estivi è oggetto di grande interesse da parte dei turisti ma che ha anche una vita nella parte restante dell’anno, ben diversa dai colori e dalle atmosfere che vogliono vendere gli uffici del turismo.È una terra isolata e selvaggia fin dal tempo dei Borboni che oggi, pur avendo segni di un passato storico e artistico nei centri dei vari paesi, è

…spenta e prosciugata e depredata dalla criminalità.

 In questa terra una classe politica senza scrupoli si è arricchita a scapito della popolazione che sopravvive nell’indigenza e nella disoccupazione. Il progresso e la ricchezza, ha affermato giustamente Omar di Monopoli, è stato solo assaggiato e mai gustato. Mi sono immersa senza problemi e con facilità ho seguito la narrazione perché non sono estranea a questa terra, anzi vi sono legata per motivi affettivi e familiari.

A Rocca Bardata, un piccolo paese della perfida terra di Dio, arriva Tore della Cucchiara, dopo qualche anno di assenza. La storia si sviluppa da questo punto su due piani narrativi: prima e dopo. Prima rappresenta il passato, Dopo rappresenta il presente. La narrazione non lineare non è un problema perché l’autore domina e gestisce con tanta abilità i personaggi e gli eventi creando un mondo letterario così realistico che lo vediamo passare da un’immagine all’altra in sequenza come davanti a un film. Ma non solo, l’autore si avvicina ancora di più alla vera anima del luogo, grazie all’operazione che fa sulla lingua, utilizzando sapientemente un italiano letterario arricchito dal dialetto pugliese. Il risultato è vincente perché non si possono pensare i personaggi della perfida terra di Dio senza la loro lingua così potente.

Tore torna dopo anni a Rocca Bardata perché qui vivono i suoi due figli: Gimmo e Michele. Tra loro il rapporto è conflittuale perché il padre era sparito dopo la misteriosa scomparsa della madre della quale tutti quanti lo ritengono responsabile. Perché è tornato? Si chiedono in modo diverso, più ostile e diretto Gimmo , più speranzoso Michele.

 …se non era per lui tu a quest’ora c’avevi una mamma a lavarti i panni e a prepararti da mangiare invece di dormire in mezzo a sta discarica come gli uomini primitivi.

E al padre dice:

Ti presenti un giorno e ti metti a fare lo sceriffo con noi ma sei lo stesso figlio di puttana che riempiva la mamma di calci e pugni e ora viene qui a sciacquarsi la bocca e parlare d’amore per lei.

 L’unico modalità di vita che conosce Tore è quella del delinquente: gira sempre armato e spesso si trova coinvolto in affari loschi, se non in vere e proprie sparatorie che, per la dinamica ricordano i film western.

Nuzzo è il nonno dei due ragazzini, un personaggio torbido, tanto grottesco quanto inquietante. Era il padre di Antonia, la madre di Gimmo e Michele. Abbandona il mestiere di pescatore e, dopo un’improvvisa illuminazione religiosa, diventa un discutibile santone/guaritore, poco riconosciuto, soprattutto in famiglia.

Dice di lui la moglie:

Lo strillone di Gesù face, ma qui non si pente nessuno. Questa è terra di farabutti e capatoste.

Attorno a questo nucleo familiare così particolare ruotano tanti personaggi: malviventi di alto e basso livello o religiose più crudeli dei peggiori killer che si spostano sul territorio caldo in macchina, e spiccano, di giorno per la polvere che sollevano passando, la notte per i fari abbaglianti che bucano il buio.

Nella perfida terra di Dio non ci sono cinema né teatri, gli uomini non lavorano e si ritrovano nei locali intasati di fumo a giocare a biliardo e parlano emettendo suoni rochi, sputando di tanto in tanto del catarro per terra o risucchiando col naso.

E parlano anche di donne:

…io la donna la fazzu gridare perché è accussì che ci piace a quidde zoccole. Se tu alla femmina non la riempi di bbuffettini, quella smatte di rispettarti e alla prima occasione te la mette nculu… questa è scienza.

 Omar Di Monopoli descrive tutto della perfida terra di Dio , non dimentica nulla, neppure i combattimenti dei cani:

…la mandria agognante e intercambiabile degli scommettitori, una galleria di infelici che ogni settimana durante le stagioni calde calavano laggiù nelle campagne a giocarsi la casa, i soldi e la reputazione mancando sempre per una stramaladettissima misura quell’ultima risolutiva puntata che gli avrebbe cambiato la vita.

La storia prosegue saltando tra un personaggio e un altro, gli eventi si intrecciano tra presente e passato e, grazie alle informazioni centellinate dall’autore in modo strategico, la tensione continua ad alzarsi fino ad arrivare al punto massimo, che coincide con il finale del libro.

Nella perfida terra di Dio è il primo libro di Omar Di Monopoli pubblicato da Adelphi, ed è proprio questa casa editrice che lo ha presentato in modo talmente esauriente che non mi rimane altro, in conclusione, che riportare alcune righe che si ritrovano nel risvolto di copertina.

“Da tempo al nome di Omar Di Monopoli ne sono stati accostati altri di un certo peso: da Sam Peckinpah, a Quentin Tarantino, da William Faulkner a Flannery O’Connor. Per le sue storie sono state create inedite categorie critiche: si è parlato di western pugliese, verismo immaginifico, di neorealismo in versione splatter. Nonché, com’è ovvio di noir mediterraneo. Questo nuovo romanzo conferma pienamente il talento dello scrittore salentino – e va oltre.”

 

 

 

 

 

 


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